Un nuovo rapporto MADE analizza le principali sfide nella salute materno-infantile
Una ricerca condotta nell’ambito del progetto EDU-CURARE, finanziato dall'Otto per Mille della Chiesa Valdese, analizza l’accesso ai servizi e le criticità nel quartiere di Antohomadinika, evidenziando la necessità di un approccio integrato tra cura e prevenzione.

Lo studio, realizzato tra maggio e luglio 2025 dal Docteur JUONO Jean e da Ramanambitana Emmanuella Célina, ha coinvolto 387 donne in età fertile (18–49 anni) e 6 strutture sanitarie pubbliche del territorio, con l’obiettivo di approfondire l’accesso ai servizi, i bisogni delle beneficiarie e gli ostacoli che limitano una presa in carico efficace.
I risultati restituiscono il quadro di una popolazione giovane, in cui la fascia tra i 18 e i 35 anni rappresenta la maggioranza delle partecipanti, ma con una presenza significativa di gravidanze a rischio legate all’età. Dal punto di vista sociale, la maggior parte delle donne risulta sposata o in coppia.

Dal punto di vista economico, emerge una condizione di fragilità diffusa: oltre la metà delle donne lavora nel settore informale e quasi un terzo non ha un’occupazione stabile, con implicazioni dirette sulla capacità di sostenere i costi sanitari.

Per quanto riguarda l’accesso ai servizi, la maggior parte delle donne dichiara di aver effettuato le visite prenatali raccomandate e di aver partorito con assistenza sanitaria qualificata. Tuttavia, si evidenzia una criticità importante nella continuità delle cure: solo una minoranza accede alle cure postnatali. Anche sul fronte della vaccinazione, pur in presenza di una copertura generalmente buona, permangono lacune che espongono una parte dei bambini a rischi evitabili.

L’indagine mette inoltre in luce gli ostacoli più frequenti nell’accesso ai servizi: i tempi di attesa elevati e le difficoltà economiche rappresentano le principali barriere, seguite da criticità legate alla qualità dell’accoglienza e dell’assistenza. Questi fattori incidono non solo sulla possibilità di accesso, ma anche sulla continuità del rapporto con le strutture sanitarie.

Accanto agli ostacoli, emergono con chiarezza i bisogni espressi dalle donne. Tra i principali, la richiesta di maggiori informazioni e accompagnamento durante la gravidanza, in particolare per quanto riguarda il parto, il supporto nutrizionale e il sostegno psicologico. Quest’ultimo assume un ruolo rilevante, soprattutto in considerazione delle condizioni di vulnerabilità sociale ed economica in cui molte donne si trovano.

Le donne esprimono inoltre il bisogno di un accompagnamento più strutturato durante la gravidanza, che includa non solo aspetti sanitari ma anche supporto nutrizionale, sostegno psicologico e momenti di confronto tra pari, come i gruppi di madri.

Nonostante le difficoltà, la maggior parte delle donne esprime la volontà di partorire in una struttura sanitaria, riconoscendone l’importanza per la sicurezza propria e del bambino.

Dalla prospettiva delle strutture sanitarie, la ricerca evidenzia criticità strutturali significative. Tutti i centri coinvolti segnalano una carenza di personale, mentre solo una struttura dispone di servizi adeguati per l’assistenza al parto. A ciò si aggiungono limiti infrastrutturali e carenze di attrezzature e materiali essenziali, che incidono sulla qualità complessiva dei servizi offerti.

I risultati evidenziano come il miglioramento della salute materno-infantile richieda un approccio integrato, capace di rispondere simultaneamente ai bisogni delle donne, alle criticità del sistema sanitario e agli ostacoli quotidiani che limitano l’accesso alle cure.
In questa prospettiva, emerge la necessità di rafforzare non solo l’offerta di servizi sanitari, ma anche le attività di educazione alla salute, il supporto nutrizionale e l’accompagnamento psicologico, promuovendo interventi accessibili, continuativi e radicati nel contesto locale.
Queste conclusioni continueranno ad orientare il lavoro di MADE.



